Biografia

fabrizio de gennaro cannes 2023

Sono Fabrizio de Gennaro, fotografo modenese da tre generazioni. La mia storia inizia molto prima di me, con mio nonno Rino de Gennaro (1902-1981).
Figlio ribelle di un generale dell'Accademia di Modena, viveva in una mansarda in Rua Muro, circondarsi di animali e dei quadri che dipingeva con passione.
Negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, rifiutò categoricamente di entrare nell'esercito come voleva suo padre, scegliendo invece di lavorare come garzone dal fotografo Gino Barbieri a Modena. Fu lì che scoprì la sua vera vocazione, esprimendo finalmente la creatività che lo animava e imparando un mestiere che lo avrebbe definito per tutta la vita.

Nel ventennio tra le due guerre, con il fascismo in ascesa, mio nonno prese una decisione coraggiosa: emigrare in Eritrea con la moglie e i primi tre figli. Si stabilirono ad Asmara, dove aprì il suo studio fotografico. I suoi ritratti erano vere opere d'arte: ritoccava meticolosamente ogni foto per eliminare rughe e imperfezioni, creando immagini dall'aspetto etereo che sembravano quadri. Ma non si limitava ai ritratti in studio. Documentava anche la vita quotidiana degli africani e degli animali selvaggi, organizzando lunghe spedizioni nella savana per catturare l'Africa autentica di quei tempi.

Mio padre, Mario de Gennaro (1933-1995), imparò il mestiere proprio lì, lavorando come garzone nello studio fotografico di Asmara. Anni dopo, come lavoratore immigrato nei campi petroliferi dell'Arabia Saudita, mise a frutto quelle competenze in modi creativi e sorprendenti. Realizzava le foto per gli auguri natalizi che i tecnici americani inviavano alle loro famiglie, ma le condizioni erano estreme. Le alte temperature rendevano quasi impossibile sviluppare e stampare le foto nella camera oscura improvvisata nei bagni dei dormitori di ferro degli operai. La sua soluzione? Usare preservativi riempiti di ghiaccio per controllare la temperatura dei bagni di sviluppo.

Per dieci anni nel Golfo Persico, mio padre cambiò spesso lavoro e imparò a parlare l'arabo così bene da poter passare per un autoctono. Continuò sempre a fotografare, documentando di nascosto anche gli aspetti più duri di quella realtà: le esecuzioni e le punizioni imposte dalla Shari'a. Immagini testimonianza di un'epoca e di un mondo che pochi potevano vedere.
Il giorno del mio quindicesimo compleanno, mio padre mi regalò la mia prima macchina fotografica reflex manuale. Lo fece con una frase che porto ancora con me: "così pensi prima di scattare", accompagnata da un sorriso amorevole e ironico. Fu l'inizio della mia avventura fotografica.
Cresciuto a Parigi da madre francese, negli anni '90 mi immersi in un progetto che sarebbe diventato il libro "Parigi Sotterranea". Documentai la storia dei 290 chilometri di sotterranei sotto la città, fornendo indicazioni pratiche per esplorarli. Erano luoghi straordinari dove sperimentai la fotografia in condizioni estremamente difficili, perfezionando la mia tecnica nell'oscurità e nell'umidità di quei cunicoli dimenticati.

Nel 1992 organizzai Erotica '92, il primo Salone dell'Erotismo a Bologna, un'esplorazione dell'erotismo attraverso fotografia, cinema, letteratura, pubblicità e fumetto. L'evento attirò decine di migliaia di visitatori e suscitò reazioni contrastanti: il vescovo di Bologna arrivò perfino a scomunicarmi. Ma quella capacità di provocare riflessione e dibattito faceva parte del mio approccio alla divulgazione culturale.

Con l'avvento dell'era digitale, qualcosa in me si spezzò. Abbandonai la fotografia con un'affermazione che nascondeva delusione e frustrazione: "ora sono tutti fotografi!". Per anni mi dedicai completamente a crescere mia figlia, mettendo da parte macchine fotografiche e obiettivi.
Poi, nel 2018, tutto cambiò. A Milano, durante un concerto di Ultimo, allora un giovane artista ancora poco conosciuto, accompagnai mia figlia portando con me una nuova macchina fotografica digitale. Aveva ghiere manuali e diaframma sull'obiettivo, proprio come le vecchie reflex analogiche. Quella sera scattai febbrilmente per tutta la durata del concerto.
Ritrovai il piacere autentico di cristallizzare attimi, sguardi, lacrime. La magia della fotografia si era riaccesa.

Da quella notte non mi sono più fermato. Ho fotografato a teatro, ai concerti, alle manifestazioni dei Gilet Gialli a Parigi, ai Pride, a sessioni di Shibari. Ovunque ci fossero emozioni autentiche da immortalare, io c'ero. Oggi lavoro per Cineuropa.org, il media online della Commissione Europea dedicato al cinema europeo. Fotografo attori, attrici e registi sui red carpet e ai photocall dei più importanti festival cinematografici europei: Venezia, Cannes, Berlino, Roma.

Parallelamente, organizzo con regolarità Workshop di Street Photography a Parigi, alla ricerca dei graffiti più recenti della street art parigina e di situazioni e soggetti fuori dai percorsi turistici convenzionali.
Perché la fotografia, per me, è sempre stata questo: catturare l'autentico, il nascosto, ciò che merita di essere visto e ricordato.

 

https://fadege.itBallerina sconosciuta - Parigi 2022

 

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